
Caro G.,
sento la necessità di scrivere perchè devo sfogare in qualche modo il dolore che provo quando passo anche solo una manciata di minuti con te. Non è la classica noia di chi non ha voglia di stare vicino ad un malato difficile come te, non è odiosa insofferenza per le tue parole che molto spesso si ripetono un po'aggrovigliate. No! Conosco bene la faccia stravolta dal caldo e dalle medicine che hai quando arrivi a casa mia la mattina alle otto e mezza (e io ti apro tutta addormentata, ancora in pigiama, odiandoti un po', ma felice che tu sia riuscito ad uscire di casa), quel saluto davanti al cancello dell'ospedale ed il tuo passo lento mentre torni in reparto, la forza che stai mettendo in gioco per riuscire, ancora una volta, a stere un po'meglio.
Provo una fitta di dolore quando ti vedo perchè so che il Destino con te è stato davvero un bastardo. Ti ha regalato una mente brillante, ma te l'ha donata difettosa. Ti è stata concessa una famiglia numerosa, ma non di poter averne una tutta tua. Hai un carattere forte, ma ciò tende ad isolarti. Molti pensieri sfiorano la tua mente, ma la maggior parte di questi sono coltelli che si conficcano fra un neurone e l'altro, aprendo ferite profonde che non smettono mai di sanguinare.
Soffro stando con te che soffri, ma non posso fartelo vedere. Vorrei urlarti che un po' capisco come ti senti, anche se non lo comprenderò mai davvero nè vedrò mai i fantasmi che ti tengono sveglio nella notte, che ti fanno mordere le lenzuola.
Vorrei farti capire che non sei solo nella lotta e invece sorrido e annuisco come una stupida.
Ti voglio bene, G.!
Ti vogliamo bene!
sento la necessità di scrivere perchè devo sfogare in qualche modo il dolore che provo quando passo anche solo una manciata di minuti con te. Non è la classica noia di chi non ha voglia di stare vicino ad un malato difficile come te, non è odiosa insofferenza per le tue parole che molto spesso si ripetono un po'aggrovigliate. No! Conosco bene la faccia stravolta dal caldo e dalle medicine che hai quando arrivi a casa mia la mattina alle otto e mezza (e io ti apro tutta addormentata, ancora in pigiama, odiandoti un po', ma felice che tu sia riuscito ad uscire di casa), quel saluto davanti al cancello dell'ospedale ed il tuo passo lento mentre torni in reparto, la forza che stai mettendo in gioco per riuscire, ancora una volta, a stere un po'meglio.
Provo una fitta di dolore quando ti vedo perchè so che il Destino con te è stato davvero un bastardo. Ti ha regalato una mente brillante, ma te l'ha donata difettosa. Ti è stata concessa una famiglia numerosa, ma non di poter averne una tutta tua. Hai un carattere forte, ma ciò tende ad isolarti. Molti pensieri sfiorano la tua mente, ma la maggior parte di questi sono coltelli che si conficcano fra un neurone e l'altro, aprendo ferite profonde che non smettono mai di sanguinare.
Soffro stando con te che soffri, ma non posso fartelo vedere. Vorrei urlarti che un po' capisco come ti senti, anche se non lo comprenderò mai davvero nè vedrò mai i fantasmi che ti tengono sveglio nella notte, che ti fanno mordere le lenzuola.
Vorrei farti capire che non sei solo nella lotta e invece sorrido e annuisco come una stupida.
Ti voglio bene, G.!
Ti vogliamo bene!
Francesca





